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Charles Fort

Charles Hoy Fort trascorse la sua vita su libri, riviste, quotidiani e pubblicazioni scientifiche, rintracciando la segnalazione di eventi misteriosi sin dal XVIII secolo. Non fu un vero investigatore sul campo, ma la costanza e instancabilità nel ricercare testimonianze di avvenimenti inspiegabili lo hanno reso un simbolo: nel mondo anglosassone questo tipo di fenomeni viene appunto definito con il termine Fortean. Trascrisse una sterminata mole di dati, che lui definiva “dannati”, perché la scienza li ignorava o nascondeva, non riuscendone a darne ragione. O semplicemente spiegandoli con una soluzione più grottesca dell’evento originale.
Fort raccolse parte delle sue ricerche in quattro libri: Book of the Damned (1919), New Lands (1923), Lo! (1931), Wild Talents (1932). Una vera parata di anomalie: piogge di pesci e carne umana, oggetti volanti non identificati, sparizioni misteriose… e centinaia di altri eventi senza una spiegazione plausibile.
Una gran parte del suo archivio andò perduta, distrutta dallo stesso Fort durante forti momenti di depressione. Ciò che rimane (circa 60.000 schede di fenomeni anomali) è tuttora conservato nella New York Public Library.
Charles Fort è l’esempio di un uomo che non si arrende, ma combatte ogni giorno per mostrare al mondo ciò che gli viene tenuto nascosto.

 

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John Keel

Alva John Kiehle arrivò a New York ancora adolescente, senza un soldo in tasca. Divenne giornalista, si arruolò nell’esercito e girò il mondo, visitando l’Egitto e il Tibet, dove fu uno dei primi ad andare alla ricerca dello Yeti.
Tornò negli USA, dove si dedicò a scrivere per la TV e a interessarsi agli UFO, con una serie di articoli per le riviste specializzate. Poi giunse il novembre del 1966, che portò alla ribalta nazionale gli avvistamenti del Mothman a Point Pleasant, una piccola cittadina del West Virginia. John Keel decise che valeva la pena investigare ciò che stava accadendo in quell’angolo dimenticato della provincia americana. E fu così che la sua vita cambiò.
I tredici mesi di indagini sulla misteriosa creatura alata portarono alla vita del giornalista una serie di eventi ad alto coefficiente di stranezza: UFO, Men in Black, “mostri”, minacce e intimidazioni da individui mai identificati, profezie di disastri, presenze misteriose. Keel cominciò a sospettare che il fenomeno UFO non fosse quello che appariva superficialmente, ma qualcosa di decisamente più oscuro e sinistro.
Sviluppò una teoria unificata dei fenomeni paranormali, secondo la quale una intelligenza “estranea” (che lui chiama Ultraterrestri) condivide il nostro habitat mostrandosi in base a quelle che sono le condizioni sociali e psicologiche del periodo storico in cui viviamo: quindi gli UFO, fate, mostri, folletti, apparizioni religiose, manifestazioni spiritiche e così via, non sono altro che un unico aspetto della stessa fenomenologia. E qualunque siano le intenzioni di questi ignoti visitatori, non sono certo benigne.

 

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J. Allen Hynek

Fu la primavera del 1948 a vedere la prima consulenza che l’astronomo Josef Allen Hynek scrisse per l’USAF nell’ambito del Progetto Sign, il primo tentativo ufficiale di investigazione sul fenomeno UFO.
Hynek era convinto che tutte le segnalazioni non fossero altro che un’errata interpretazione di fenomeni convenzionali. E, per anni, non cambiò di una virgola il suo pensiero.
La collaborazione con l’aeronautica americana proseguì nel Progetto Grudge e sfociò nel più famoso – e duraturo – Progetto Blue Book. Ma Hynek ne aveva viste e sentite troppe affinché la sua onestà intellettuale non iniziasse a rivolgergli delle domande, alle quali era sempre più difficile dare una risposta.
Furono le centinaia di rapporti, anche da parte di astronomi e piloti, a far mutare opinione allo scienziato. Una maledetta percentuale significativa delle segnalazioni sfidava qualunque tentativo di spiegazione razionale, e lui era troppo onesto per sbrigarsela suggerendo una balla. Si convinse che qualcosa stava succedendo. Non aveva prove che dimostrassero che i dischi volanti fossero astronavi extraterrestri. Ma era certo che fossimo a un fenomeno che gli scienziati, in quanto tali, avevano il diritto di spiegare. E non di mistificare.
Sviluppò la classificazione degli avvistamenti (Dischi Diurni, Luci Notturne, Radar Visuali, Incontri Ravvicinati di Primo, Secondo e Terzo Tipo) e fondò il Center for UFO Studies, il cui obiettivo era (e rimane) l’investigazione scientifica degli UFO.
E’ universalmente riconosciuto come il “padre” dell’ufologia. Fino alla fine dei suoi giorni, ormai minato da un male senza scampo, ha combattuto per svelare il significato di un mistero che lo ha eluso per quasi quarant’anni.

 

 

Questo blog è dedicato alla memoria di Charles Fort, John Keel e J. Allen Hynek.
E a tutti coloro che lottano quotidianamente per la verità.

Foto: soldati americani della Seconda Divisione di Fanteria ad Omaha Beach