Martin Caidin era uno scrittore americano, conosciuto in Italia soprattutto per il suo personaggio più famoso: L’Uomo da Sei Milioni di Dollari. Ma era anche un ottimo pilota di aerei, passione che lo portò a sperimentare alcuni strani eventi a bordo dei mezzi che pilotava. Cominciò così a raccogliere testimonianze di episodi narrate da altri piloti che si erano trovati faccia a faccia con il mistero.
L’evento che segue sembra una perfetta sceneggiatura di uno degli episodi di Ai Confini della Realtà.
Ma è la vera storia di un pilota che incontrò un visitatore giunto dal passato.

 

Immaginate un giovane pilota nel Midwest americano, a bordo del suo lucente Piper Cherokee bianco e rosso, mentre si gode il cielo perfetto di una giornata luminosa. Ma il tempo comincia a cambiare. Le nuvole diventano più grandi, grigie, pericolose. C’è ancora tempo per qualche virata e un’altra giravolta. Magari un tuffo in una nube più grossa, per poi dirigersi verso la pista di atterraggio. Ed è in quel momento che accade.

All’uscita della nuvola, il piccolo Piper si ritrova davanti un biplano. Il ragazzo ha pochi secondi per evitare la collisione in volo con quello che gli sembra un Nieuport 28, un vecchio caccia della prima guerra mondiale. Anche il pilota del biplano si è accorto di lui e compie una manovra disperata per togliersi dalla rotta. Le punte delle ali dei due aerei si toccano. Il ragazzo perde il controllo ma, con perizia e disperazione, riesce a raddrizzarsi. Pensa al biplano, che magari potrebbe non aver avuto la stessa fortuna ed essere precipitato. Lo cerca, temendo di trovare la sua carcassa distrutta da qualche parte. Ma il vecchio aereo è sparito e il carburante sta per terminare: deve rientrare.

Nieuport-28

Un Nieuport 28

Nel piccolo aeroporto racconta la sua storia agli amici, mostrando la punta dell’ala graffiata e rovinata. Nessuno gli crede. Una sana risata è il commento migliore che riesce ad ottenere.

Passano due mesi.

Gli amici del ragazzo fanno parte di un piccolo club che cerca vecchi velivoli e li rimette in sesto per farli volare di nuovo. Si è sparsa la voce che un contadino custodisca un aereo antiquato in una baracca. Dopo una serie di ricerche riescono a trovarlo. E il contadino ammette che, sì, ha un vecchio biplano nella sua fattoria, ma è praticamente un rottame e non vola da trenta o quarant’anni.

Nascosto sotto un telone, c’è un Nieuport ridotto male. Ali distrutte, motore arrugginito, carlinga sfasciata. Ma c’è un dettaglio che colpisce tutti. Sulla punta di un’ala ci sono evidenti tracce di vernice bianca e rossa. Vernice che non ha senso trovare su un vecchio biplano a pezzi. Vernice che fa’ loro ricordare la strana storia raccontata dal giovane ragazzo che pilota il Piper.

Grattano via la vernice. Hanno intenzione di mandarla a un laboratorio di analisi assieme a un campione di quella dell’aereo del loro amico.

Il responso del laboratorio sarà lapidario: la vernice è la stessa.

Ma non è ancora finita.

All’interno dell’abitacolo c’era un vecchio diario di bordo. Sporco, ingiallito, quasi a pezzi. Hanno mandato a far analizzare anche quello. E risulterà autentico, di trenta o quarant’anni prima. Le ultime annotazioni le ricorderanno per sempre. Perché il pilota di quel vecchio Nieuport aveva scritto di essersi quasi schiantato contro un velivolo bianco e rosso, l’aereo più strano che avesse mai visto nella sua vita.