Avevo dieci anni. In Italia era appena arrivato Goldrake. Anzi, Atlas UFO Robot.

Peter Kolosimo, dalle pagine di Sorrisi e Canzoni, spiegò il significato di quella strana parola di tre lettere, che io avevo fino ad allora associato a un telefilm inglese di qualche anno prima, dove c’era una struttura militare che difendeva la Terra da una sinistra flotta di dischi volanti. Fu così che imparai cosa fossero gli UFO.
O, meglio, quello che se ne pensava all’epoca. Il 1978 fu l’anno della grossa ondata di avvistamenti sull’Adriatico, ma quello lo avrei scoperto più tardi.

Ma l’evento più importante fu la fascinazione subita da un ragazzino. Sapere che esistevano questi presunti “visitatori extraterrestri” fu la realizzazione delle mie fantasie, fino a quel momento alimentate da libri e film di fantascienza. E sapere che, da qualche parte, potevi imbatterti nel mostro di Loch Ness, incontrare l’abominevole Uomo delle Nevi o scomparire nel Triangolo delle Bermude, finì per confermare che, su questo pianeta, le cose non erano sempre come apparivano. O, peggio ancora, come insistevano una serie di severi maestri.

Così imboccai il sentiero.
Volevo sapere cosa ci fosse ai confini della realtà, come citava un vecchio telefilm visto sul glorioso televisore in bianco e nero dei miei genitori.
Iniziai a cercare libri sugli UFO.
Senza fortuna.
Vivere in uno speduto paesino del Sud, dove certi argomenti erano del tutto sconosciuti, non aiutava.
Ma riuscii in qualche modo a procurarmi due libri di Kolosimo venduti per corrispondenza. Sotto gli sguardi scettici dei miei genitori arrivò poi anche il libro di Charles Berlitz sul Triangolo più famoso. E, ogni tanto, sull’Intrepido e il Monello, divoravo le Cronache del Mistero di Luciano Gianfranceschi.

Sono passati mille anni da quel periodo magico.
Ho scoperto presenze sempre più inquietanti. E storie che fanno paura.
Non saprò mai cosa sono gli UFO.
Se davvero il mostro di Loch Ness esiste.
Perché il Mothman piombò a Point Pleasant.
O perché quella cosa strana discese su Flatwoods.
Ma continuo a percorrere quel sentiero, costellato di cose terribili e meravigliose.


Foto di Elliott Engelmann | unsplash.com